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guarire dal diabete tipo 2,simulando l’intervento di diversione bilio-pancreatica

by admin on ottobre 12th, 2015

l’intervento di diversione bilio-pancreatica è , tra tutti quelli di chirurgia bariatrica,quello che ottiene il 100% di guarigione dal diabete tipo 2

tutto questo ci interessa per i seguenti motivi:

1) capire in che modo si arriva alla guarigione.

2)capire in che modo è possibile simulare tale intervento con l’obiettivo di poter avere gli stessi risultati

cominciamo subito col dire che il collegamento dell’ultimo tratto dell’intestino tenue direttamente con lo stomaco, saltando il tratto bilio-pancreatico,realizza due condizioni:

la prima riduce al minimo l’assorbimento dei grassi ,delle proteine e dei carboidrati;

la seconda  fa arrivare nell’ultimo tratto del tenue e quindi anche nella prima parte del colon una grande quantità di cibo non digerito.

tutto questo determina  una notevole stimolazione delle cellule ELLE ,ivi indovate,  produttrici della più potente incretina dell’organismo :la GLP1.

tale incretina,infatti, oltre a stimolare le cellule beta a produrre insulina, stimola anche le cellule delta che producono somatostatina che, a sua volta, con effetto paracrino,  inibisce le cellule alfa,produttrici di glucagone che è un ormone contro insulare;  per tale motivo si viene a creare una condizione di maggiore sensibilizzazione dell’insulina, e viene abbassata così l’insulinoresistenza.

(abbiamo perciò un duplice effetto sinergico dato da una parte da una maggiore produzione di insulina e dall’altra un blocco della produzione di glucagone,cosa invece che  non avviene là dove le cellule ELLE non sono stimolate)

ritornando invece al primo punto, l’elemento interessante è rappresentato dalla riduzione dell’assorbimento dei grassi, fatto questo che obbliga le cellule ad un maggiore consumo di glucosio per la formazione dell’Acetil coenzima A(vedi ciclo di Krebs nell’articolo sulla fisiopatologia del diabete tipo 2)

dopo quanto detto,per  simulare tale intervento, conviene adottare una dieta normoproteica,povera di grassi, limitandola solo a quelli essenziali ,povera di carboidrati, ricca di fibre, in modo tale da raggiungere il valore di 50 grammi che è quello attualmente consigliato dall’Associazione Nazionale Diabetologi;valore peraltro ben lontano da quello che viene adottato da molti diabetologi che indicano una dieta ipocalorica ma con una quota di fibre che supera di poco i dieci grammi,incapace per questo di stimolare correttamente le cellule ELLE.

tra i cibi ricchi di fibre, preferire quelli ricchi di fibre solubili, capaci di poter meglio stimolare la produzione incretinica per le loro caratteristiche chimico fisiche; le fibre solubili,infatti,a contatto con i liquidi, formano un gel che si rigonfia notevolmente e intrappola parte del cibo che così può raggiungere l’ultimo tratto del tenue dove va a stimolare le cellule ELLE produttrici di incretina GLP1;mancando perciò nella dieta tali fibre o essendo poche, non ci sarà sufficiente stimolazione e produzione di GLP1, che,abbiamo visto prima, è quella che viene prodotta in gran quantità, nei soggetti sottoposti a intervento di diversione bilio-pancreatica-

In parole povere la dieta consigliata consiste nell’escludere tutti i cibi raffinati come zucchero,fette biscottate,pane,riso e pasta bianca;  privilegiando invece tutti i cibi integrali come verdure,ortaggi e legumi oltre a pesce,latte intero e yogurt intero bianco,cacao amaro;per quanto riguarda pasta e pane integrale conviene evitarli fino a quando non si siano raggiunti i valori normali e di introdurli in minime quantità quando si sia raggiunto il peso normale.

in questo modo si viene a determinare una notevole stimolazione delle cellule ELLE  che porta a una iperproduzione di incretina GLP1 che può essere amplificata con un incretinomimetico per os come il sitagliptin 100 inibitore delle DPP4;tale farmaco,si fa notare,agisce in funzione della quantità prodotta dall’organismo,per cui se somministrato a chi fa una dieta raffinata,non produce effetti per mancanza di substrato su cui agire;substrato  invece  che aumenta con una dieta ricca di fibre solubili.

(E’ questo il motivo per cui tale farmaco non ha ricevuto il successo che invece merita, proprio perché a molti diabetologi è sfuggita la considerazione che la sua azione è,per forza di cose appena dette sopra,proporzionale alla quantità di incretine prodotte, ma sopratutto della GLP1)

nei pazienti in cui è stato utilizzato questo schema si è avuto in breve tempo un miglioramento sensibile di tutti i parametri metabolici,oltre alla sensibile riduzione di peso, a prescindere dall’aumento dell’attività fisica che conviene sempre incoraggiare in modo da favorire ancora prima il passaggio verso la guarigione.

aggiungo subito che una volta verificato che il paziente diabetico ha aderito bene alla dieta ricca di fibre ed è quindi diventato un iperproduttore di GLP1, subito è stato inserito l’incretinomimetico,inibitore delle DPP4,in modo da amplificarne l’azione.(tale schema spesso non è seguito da molti diabetologi che lo inseriscono dopo l’ipoglicemizzante orale, e non seguono lo schema che fa aumentare il substrato di GLP1, avendo così il risultato deludente che tutti conosciamo e che li vede pertanto restii ad utilizzarlo.

a tre mesi la glicemia a digiuno e ai vari tempi, assieme alla glicata rientrano nella norma,così anche  il peso;si assiste anche alla scomparsa della steatosi epatica quasi sempre presente all’inizio della terapia.

la terapia farmacologica va proseguita per 6 mesi,in modo da stimolare la neoformazione delle betacellule che hanno visto ridotto nel tempo il loro patrimonio cellulare; si assiste inoltre anche a una riduzione delle cellule alfa che per non essere state inibite per molto tempo hanno visto aumentare la popolazione cellulare con un aumento sensibile del glucagone che ha contribuito così all’aumento dell’ insulino resistenza,dovuta alla sua azione contro insulare.

il paziente continua con la sola dieta già consigliata, ma normocalorica.e  ad alta capacità incretinomimetica per i 50 grammi di fibre da rispettare

in questo modo si ottiene lo stesso risultato dell’intervento chirurgico, senza avere inoltre il problema della sindrome da malassorbimento

faccio presente che tale modello è stato già sperimentato su decine di pazienti e ha avuto risultati positivi in tutti quelli che hanno seguito le indicazioni sopra riportate;per questo viene consigliato a tutti i colleghi che si interessano di diabete tipo 2, sulla base del ragionamento fisiopatologico illustrato che è  ben diverso da quello finora utilizzato che lascia il paziente diabetico come un paziente cronico a vita senza speranza di guarigione, a meno che non si sottoponga a un intervento di chirurgia bariatrica.

tale metodica è stata e viene adottata attualmente da altri diabetologi della ASLNA3SUD.con gli stessi identici risultati;non appena avremo messo a punto tali risultati saranno presentati ufficialmente,anche se questo non vieta già da ora ai colleghi di poter utilizzare da subito tale schema e verificarne i risultati ottenuti.

per saperne di più sull’argomento consultare il sito www.diabeteeipertensione.it dove si troveranno articoli che parlano della diversa capacità incretinomimetica dei diversi alimenti oltre alla fisiopatologia del diabete tipo 2,presupposti essenziali per capire meglio il senso di una diversa strategia dietetica terapeutica da adottare nei soggetti con diabete tipo 2.

post scriptum:faccio presente che i risultati sono il frutto della collaborazione del paziente e della capacità del diabetologo di convincere il soggetto diabetico ad avere fiducia nella possibilità di guarigione in tempi abbastanza brevi e cioè solo pochi mesi,il tempo necessario a riattivare in modo corretto il sistema omeostatico glicemico.

un’ultima riflessione sulle incretine:il sistema omeostatico della glicemia di cui fanno parte le incretine è organizzato in modo da avere una prima segnalazione dopo il passaggio del cibo dallo stomaco all’intestino e una seconda quando la sua parte residua raggiunge l’ultimo tratto e la prima parte del colon;la prima segnalazione è data dall’incretina GIP che agisce però in presenza di glucagone per cui è meno efficace rispetto alla successiva la GLP1 tutto questo perché in questa fase l’organismo potrebbe avere necessità di glucosio per le sue attività;alla fine invece la stimolazione dell’incretina GLP1 fa sì che la glicemia ritorni ai valori basali dal momento che è stata completata la digestione e l’assorbimento;si pensi inoltre al fatto che all’inizio, prima che il cibo passi nel duodeno, attraverso la masticazione, avviene la produzione di entrambe le incretine in modo da resettare sui valori basali la glicemia,prima di andare incontro ad un aumento per l’arrivo del cibo.

(il meccanismo appena illustrato può essere amplificato attraverso l’uso di una gomma da masticare alla fine di ogni pasto;in questo modo si prolunga la stimolazione incretinica per un’altra mezza ora, stimolazione fatta peraltro da entrambe le incretine, di cui,come sappiamo, la GLP1 è la più potente per la capacità di bloccare le cellule alfa produttrici di glucagone che è un ormone contr0insulare

come si vede c’è un sistema coordinato che obbedisce a una logica ben precisa appena illustrata,per cui si capisce che nel momento in cui tale sequenza viene alterata, così come capita con un’alimentazione raffinata,il sistema va in tilt e ci si avvia verso il diabete  tipo2, argomento questo che viene trattato nel capitolo massa adiposa viscerale e diabete tipo 2

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